domenica 16 settembre 2018

Addio secolo dei diritti umani

Ascoltando le difficoltà e le frustrazioni di alcuni miei familiari circa la loro realtà lavorativa, mi domando: 'come siamo potuti passare dai secoli delle lotte e delle conquiste dei diritti umani al tempo della precarietà e vulnerabilità'?

Cosa è andato storto? Dove, cittadini e istituzioni, abbiamo sbagliato? Oggi parlare di Diritti del lavoratore sembra una bestemmia: come se garantire uno stipendio degno e che consenta di fare un 'progetto' a lungo termine, sia un ostacolo al buon nome di un'azienda.


So che può suonare retorico, ma la risorsa più importante sono proprio le persone, la loro capacità produttiva e creativa, la loro possibilità di far circolare conoscenze, di reinvestire il denaro in altre azioni produttive di altri esseri umani. Un prodotto ignorato perché difficile da misurare, il benessere integrale della persona, ha un valore moltiplicatore immenso. Ma oggi rendendo la vita dei lavoratori un inferno, si sviluppa un clima a favore del malessere, della sfiducia, della concorrenza spietata.

Oggi la narrazione prevalente è confondere il consumatore perché acquisti anche ciò che non serve per continuare a ingrassare la produzione, devastando l'ambiente e nutrendo di inutilità la vita delle persone. E' vero: tutti abbiamo bisogno di cose per vivere, ma sono certamente meno di quelle che ci convincono a comprare. Le cose hanno bisogno di cura e attenzioni: quando ne abbiamo troppe viviamo per le cose, ci rubano il tempo per altre attività che fanno meglio alla nostra anima.

Un'economia che non nutre l'anima delle persone, è un'economia cieca che produce infinite disuguaglianze.


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